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21 mag 2024, 17:15 – 21:15

La Pinacoteca Agnelli – Lingotto, in via Nizza, 230/130 a Torino

4 CFP architetti p.p.c. – codice evento ENTET026401CFP0424004

Dal greenwashing alle certificazioni necessarie e volontarie, dalla sostenibilità alla progettazione del benessere, il percorso nel quale verrete accompagnati dai tre relatori di questo evento formativo, vi darà modo di approfondire il ruolo effettivo dei CAM nel mondo dell’illuminazione. Ma potrete anche cogliere spunti e conoscere suggerimenti progettuali stimolanti per migliorare sensibilmente la qualità della vita dei vostri clienti e dei clienti dei vostri committenti. L’evento formativo vedrà la partecipazione dell’arch. Cristiano Picco di Torino che presenterà alcune case study.

PER ISCRIVERTI – PROGRAMMA

21 mag 2024, 17:15 – 21:15

La Pinacoteca Agnelli – Lingotto, in via Nizza, 230/130 a Torino

4 CFP architetti p.p.c. – codice evento ENTET026401CFP0424004

Dal greenwashing alle certificazioni necessarie e volontarie, dalla sostenibilità alla progettazione del benessere, il percorso nel quale verrete accompagnati dai tre relatori di questo evento formativo, vi darà modo di approfondire il ruolo effettivo dei CAM nel mondo dell’illuminazione. Ma potrete anche cogliere spunti e conoscere suggerimenti progettuali stimolanti per migliorare sensibilmente la qualità della vita dei vostri clienti e dei clienti dei vostri committenti. L’evento formativo vedrà la partecipazione dell’arch. Cristiano Picco di Torino che presenterà alcune case study.

PER ISCRIVERTI – PROGRAMMA

“Dopo mezzanotte lo vengono a chiamare,
lanterne in mano, canticchiando vecchi motivi”

(Bdelicleone) Aristofane, Le vespe

Nei copioni teatrali dei poeti greci antichi, commediografi o tragediografi, vengono spesso menzionate candele e fiaccole ma anche lumi, lanterne o altri apparecchi simili. Perchè? Qual è la necessità di tutta questa attenzione verso questi arcaici corpi illuminanti?

Ebbene, le rappresentazioni teatrali si svolgevano all’aperto, all’esterno, e durante il giorno – illuminate dalla luce intensa del Sole – ed è proprio qui che si comprende la ragione dell’uso della lanterna come oggetto scenico. Nelle rappresentazioni la lanterna rivestiva infatti un ruolo fondamentale… nel creare l’atmosfera notturna! Lumi e lanterne venivano appunto impiegate per aiutare il pubblico a immergersi nell’ambientazione notturna.

Nonostante le antiche pratiche di illuminazione pubblica ci rimangano ancora in parte ignote, sappiamo per certo è una conquista relativamente recente l’illuminazione pubblica dopo il tramonto, che oggi sembra scontata. A teatro dunque, lumi e lanterne non venivano posizionati tra gli oggetti della scenografia, come a simulare l’illuminazione stradale, ma erano proprio gli attori in scena a tenerli in mano e a trasportarli da una parte all’altra dell’area semicircolare situata al centro del teatro, che fungeva da palcoscenico.

Non erano funzionali a illuminare, bensì erano un segnale per gli spettatori in platea: insieme al testo concorrevano a comunicare che la scena si svolgeva in un contesto notturno, contribuendo in questo modo alla narrazione della vicenda.

Sotto la luce naturale dell’Europa meridionale, dalla freddissima temperatura di colore, poteva essere sufficiente un così semplice elemento scenografico per evocare il buio notturno? Beh pare di sì, forse era la natura del teatro stesso ad aiutare, essendo per antonomasia – oggi come allora – luogo di immaginazione e suggestione.

“Dopo mezzanotte lo vengono a chiamare,
lanterne in mano, canticchiando vecchi motivi”

(Bdelicleone) Aristofane, Le vespe

Nei copioni teatrali dei poeti greci antichi, commediografi o tragediografi, vengono spesso menzionate candele e fiaccole ma anche lumi, lanterne o altri apparecchi simili. Perchè? Qual è la necessità di tutta questa attenzione verso questi arcaici corpi illuminanti?

Ebbene, le rappresentazioni teatrali si svolgevano all’aperto, all’esterno, e durante il giorno – illuminate dalla luce intensa del Sole – ed è proprio qui che si comprende la ragione dell’uso della lanterna come oggetto scenico. Nelle rappresentazioni la lanterna rivestiva infatti un ruolo fondamentale… nel creare l’atmosfera notturna! Lumi e lanterne venivano appunto impiegate per aiutare il pubblico a immergersi nell’ambientazione notturna.

Nonostante le antiche pratiche di illuminazione pubblica ci rimangano ancora in parte ignote, sappiamo per certo è una conquista relativamente recente l’illuminazione pubblica dopo il tramonto, che oggi sembra scontata. A teatro dunque, lumi e lanterne non venivano posizionati tra gli oggetti della scenografia, come a simulare l’illuminazione stradale, ma erano proprio gli attori in scena a tenerli in mano e a trasportarli da una parte all’altra dell’area semicircolare situata al centro del teatro, che fungeva da palcoscenico.

Non erano funzionali a illuminare, bensì erano un segnale per gli spettatori in platea: insieme al testo concorrevano a comunicare che la scena si svolgeva in un contesto notturno, contribuendo in questo modo alla narrazione della vicenda.

Sotto la luce naturale dell’Europa meridionale, dalla freddissima temperatura di colore, poteva essere sufficiente un così semplice elemento scenografico per evocare il buio notturno? Beh pare di sì, forse era la natura del teatro stesso ad aiutare, essendo per antonomasia – oggi come allora – luogo di immaginazione e suggestione.

Quante volte, visitando un museo, ci è capitato di affermare «questo quadro sembra una foto!»? Molto meno spesso accade il contrario, cioè avere la sensazione che uno scatto fotografico sembri proprio un quadro!
Succede così davanti alle opere di Christopher Broadbent, fotografo britannico classe 1936. E accade grazie alla sua predilezione per la luce naturale, catturata grazie a lunghissimi tempi di esposizione, e alla stampa su carta di cotone.
Se nei quadri a olio dei pittori fiamminghi una flebile luce rischiarava le superfici degli elementi rappresentati per sottolinearne i dettagli con grazie alla creazione di ombre e riflessi, Broadbent ripercorre quelle stesse scelte artistiche a più di quattrocento anni di distanza, in controtendenza con la fotografia mainstream, una svolta verso antichi usi imboccata dopo un passato professionale trascorso freneticamente dietro a una macchina fotografica nel mondo patinato del marketing.
Con il suo repertorio di nature morte l’artista dichiara di voler evocare con la luce «l’atmosfera che si respira alla fine della giornata» e che «circonda gli oggetti quotidiani che stanno per essere eliminati», come gli scatti dei vasi di fiori, alcuni freschi e altri appassiti che, in una sola immagine, mostrano la loro esistenza breve ed effimera. Gli oggetti protagonisti sono, invece, prevalentemente utensili da cucina in acciaio che ricordando le cucine delle case di campagna, in qualche modo rendono le still life di Broadbent classiche, sempre attuali e in grado di far rivivere in ciascuno di noi ricordi famigliari.

Credits: © cbroadbentdotnet

Quante volte, visitando un museo, ci è capitato di affermare «questo quadro sembra una foto!»? Molto meno spesso accade il contrario, cioè avere la sensazione che uno scatto fotografico sembri proprio un quadro!
Succede così davanti alle opere di Christopher Broadbent, fotografo britannico classe 1936. E accade grazie alla sua predilezione per la luce naturale, catturata grazie a lunghissimi tempi di esposizione, e alla stampa su carta di cotone.
Se nei quadri a olio dei pittori fiamminghi una flebile luce rischiarava le superfici degli elementi rappresentati per sottolinearne i dettagli con grazie alla creazione di ombre e riflessi, Broadbent ripercorre quelle stesse scelte artistiche a più di quattrocento anni di distanza, in controtendenza con la fotografia mainstream, una svolta verso antichi usi imboccata dopo un passato professionale trascorso freneticamente dietro a una macchina fotografica nel mondo patinato del marketing.
Con il suo repertorio di nature morte l’artista dichiara di voler evocare con la luce «l’atmosfera che si respira alla fine della giornata» e che «circonda gli oggetti quotidiani che stanno per essere eliminati», come gli scatti dei vasi di fiori, alcuni freschi e altri appassiti che, in una sola immagine, mostrano la loro esistenza breve ed effimera. Gli oggetti protagonisti sono, invece, prevalentemente utensili da cucina in acciaio che ricordando le cucine delle case di campagna, in qualche modo rendono le still life di Broadbent classiche, sempre attuali e in grado di far rivivere in ciascuno di noi ricordi famigliari.

Credits: © cbroadbentdotnet