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La mia casa deve essere aperta al sole e al vento e alle voci del mare   – come un tempio greco – e luce, luce, luce ovunque!

Axel Munthe   

 

Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, Axel Munthe fu il medico personale della regina Victoria di Svezia – ma si dedicava anche ai poveri di Parigi, Roma e Napoli i quali mormoravano che il dottore facesse miracoli.  

Folgorato dalla bellezza di Capri, visitata per la prima volta a diciannove anni, due decenni dopo acquistò un terreno sull’isola per costruirvi la residenza dei suoi sogni: nacque così Villa San Michele, una formidabile dimora, ariosa, immersa in un giardino affacciato sul Golfo di Napoli. Munthe volle la sua «casa per l’anima» bella come un santuario mediterraneo, con colonne classiche e finanche statue (vi troviamo addirittura una Sfinge che sembra ammirare il panorama!); ma la desiderò soprattutto luminosa e la progettò affinché fosse inondata dai raggi solari – luce, luce, luce ovunque!  

Purtroppo, ironia della sorte, l’eccentrico medico svedese non potè godere appieno della casa che aveva progettato intorno alla luce, perché una malattia agli occhi compromise la sua vista sino a renderlo cieco, ma grazie al suo genio Villa San Michele rimane un luogo magico – come un tempio greco – per chiunque voglia visitarlo, lasciarsi ammaliare e accecare dalla sua luminosità. 

Per approfondire: A. Munthe, La storia di san Michele, Garzanti.

La mia casa deve essere aperta al sole e al vento e alle voci del mare   – come un tempio greco – e luce, luce, luce ovunque!

Axel Munthe   

 

Vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, Axel Munthe fu il medico personale della regina Victoria di Svezia – ma si dedicava anche ai poveri di Parigi, Roma e Napoli i quali mormoravano che il dottore facesse miracoli.  

Folgorato dalla bellezza di Capri, visitata per la prima volta a diciannove anni, due decenni dopo acquistò un terreno sull’isola per costruirvi la residenza dei suoi sogni: nacque così Villa San Michele, una formidabile dimora, ariosa, immersa in un giardino affacciato sul Golfo di Napoli. Munthe volle la sua «casa per l’anima» bella come un santuario mediterraneo, con colonne classiche e finanche statue (vi troviamo addirittura una Sfinge che sembra ammirare il panorama!); ma la desiderò soprattutto luminosa e la progettò affinché fosse inondata dai raggi solari – luce, luce, luce ovunque!  

Purtroppo, ironia della sorte, l’eccentrico medico svedese non potè godere appieno della casa che aveva progettato intorno alla luce, perché una malattia agli occhi compromise la sua vista sino a renderlo cieco, ma grazie al suo genio Villa San Michele rimane un luogo magico – come un tempio greco – per chiunque voglia visitarlo, lasciarsi ammaliare e accecare dalla sua luminosità. 

Per approfondire: A. Munthe, La storia di san Michele, Garzanti.

Quella di illuminazione di emergenza può sembrare una nozione facilmente intuibile, ma in realtà non è così scontata. Con questa espressione si intende l’illuminamento realizzato con un impianto la cui sorgente sia indipendente dalla rete e finalizzato a entrare in funzione quando l’alimentazione dell’illuminazione normale viene a mancare, in diversi ambienti: locali pubblici e destinati all’entertainment (come cinema o teatri), ma anche luoghi di lavoro. Non si tratta, quindi, soltanto di scegliere e installare dei corpi illuminanti: si tratta di salvaguardia dell’incolumità delle persone. 

Illuminazione di sicurezza e illuminazione di riserva sono parti di quella di emergenza: la prima è finalizzata a ridurre il rischio durante un’evacuazione assicurando orientamento e condizioni visive sufficienti a trovare facilmente i dispositivi quali gli estintori, qualora dovessero servire, e a lasciare l’edificio. Rientra in questa fattispecie, ad esempio, l’illuminazione destinata a evidenziare vie di esodo, uscite d’emergenza e aree ad alto rischio. Con illuminazione di riserva si intende, invece, l’illuminamento destinato a consentire di continuare o terminare la normale attività senza particolari cambiamenti.  

Per non sbagliare, con tutte le conseguenze che un errore può ingenerare, per la consulenza, la scelta e l’installazione rivolgiti sempre a uno staff di professionisti affidabile che conoscano i criteri pratici che regolano la realizzazione dell’impianto e le caratteristiche tecniche dei prodotti. È preferibile, ad esempio, che gli apparecchi destinati all’illuminazione di emergenza abbiano un design sobrio che attiri l’attenzione soltanto in caso di necessità senza dare nell’occhio durante l’attività ordinaria. Ma è vitale soprattutto rivolgersi a esperti che si destreggino nella normative di riferimento: la normativa europea viene recepite da leggi che possono anche essere declinate a secondo l’ambiente che si va a illuminare o al tipo di impiego. La norma di riferimento è la UNI EN 1838 e prescrive requisiti minimi che l’impianto deve soddisfare. L‘illuminazione di sicurezza deve segnalare le vie di esodo in modo che siano facilmente identificabili e possano essere agevolmente seguite fino al «luogo sicuro». Inoltre, in merito alla manutenzione la normativa europea impone, inoltre, controlli periodici per verificare che gli apparecchi deputati all’illuminazione di emergenza funzionino nella maniera corretta.  

Quella di illuminazione di emergenza può sembrare una nozione facilmente intuibile, ma in realtà non è così scontata. Con questa espressione si intende l’illuminamento realizzato con un impianto la cui sorgente sia indipendente dalla rete e finalizzato a entrare in funzione quando l’alimentazione dell’illuminazione normale viene a mancare, in diversi ambienti: locali pubblici e destinati all’entertainment (come cinema o teatri), ma anche luoghi di lavoro. Non si tratta, quindi, soltanto di scegliere e installare dei corpi illuminanti: si tratta di salvaguardia dell’incolumità delle persone. 

Illuminazione di sicurezza e illuminazione di riserva sono parti di quella di emergenza: la prima è finalizzata a ridurre il rischio durante un’evacuazione assicurando orientamento e condizioni visive sufficienti a trovare facilmente i dispositivi quali gli estintori, qualora dovessero servire, e a lasciare l’edificio. Rientra in questa fattispecie, ad esempio, l’illuminazione destinata a evidenziare vie di esodo, uscite d’emergenza e aree ad alto rischio. Con illuminazione di riserva si intende, invece, l’illuminamento destinato a consentire di continuare o terminare la normale attività senza particolari cambiamenti.  

Per non sbagliare, con tutte le conseguenze che un errore può ingenerare, per la consulenza, la scelta e l’installazione rivolgiti sempre a uno staff di professionisti affidabile che conoscano i criteri pratici che regolano la realizzazione dell’impianto e le caratteristiche tecniche dei prodotti. È preferibile, ad esempio, che gli apparecchi destinati all’illuminazione di emergenza abbiano un design sobrio che attiri l’attenzione soltanto in caso di necessità senza dare nell’occhio durante l’attività ordinaria. Ma è vitale soprattutto rivolgersi a esperti che si destreggino nella normative di riferimento: la normativa europea viene recepite da leggi che possono anche essere declinate a secondo l’ambiente che si va a illuminare o al tipo di impiego. La norma di riferimento è la UNI EN 1838 e prescrive requisiti minimi che l’impianto deve soddisfare. L‘illuminazione di sicurezza deve segnalare le vie di esodo in modo che siano facilmente identificabili e possano essere agevolmente seguite fino al «luogo sicuro». Inoltre, in merito alla manutenzione la normativa europea impone, inoltre, controlli periodici per verificare che gli apparecchi deputati all’illuminazione di emergenza funzionino nella maniera corretta.  

Illuminazione strade. Approfondimento a cura del reparto progettazione Light Team:

Nel linguaggio comune menzioniamo diversi tipi di strade: di servizio, urbana, tangenziale, pedonale… per quanto riguarda la loro illuminazione esiste però nomenclatura precisa e una differenza tra «zone di studio» e «categorie illuminotecniche».

La normativa di riferimento in merito, la UNI 11248 del 2016, riporta una suddivisione in zone di studio, espressione con cui s’intendono quelle parti di strada che devono essere prese in considerazione per la progettazione dell’impianto d’illuminazione: a traffico veicolare, per dispositivi rallentatori, piste ciclabili, attraversamenti pedonali, eccetera.

Seguendo inoltre la classificazione del codice della strada, la norma definisce anche le diverse categorie illuminotecniche, nozione finalizzata a stabilire la classe illuminotecnica delle diverse zone del territorio comunale. Attraverso criteri quali limiti di velocità e localizzazione, la norma identifica differenti classi di strade quali: autostrade, strade extraurbane, strade urbane, strade locali, eccetera. Ai fini del progetto è cruciale stabilire la corretta categoria illuminotecnica perché la norma prevede che il flusso luminoso possa mutare al mutare delle fasce orarie o del traffico.

In questo quadro normativo particolarmente importante è la funzione del progettista che ha l’obbligo d’individuare zone di studio, categorie illuminotecniche e analizzarne i rischi: affìdati ai Lighting Solver di Light Team e i nostri esperti ti affiancheranno nello sviluppo dell’illuminazione pubblica.

La UNI 11248 è innovativa e lungimirante in quanto punta al risparmio energetico e alla riduzione dell’inquinamento luminoso: nell’applicare la norma il progettista interverrà quindi sull’illuminazione stradale in modo economicamente ottimale, garantendo una migliore conservazione dei corpi illuminanti e l’ottimizzazione energetica.

Una soluzione interessante è l’Adaptive Lighting, cioè l’illuminazione stradale adattiva. Attraverso l’installazione di sensori, questa permette di regolare il flusso luminoso emesso dai corpi illuminanti installati a seconda del traffico, alle condizioni meteo e/o all’orario di accensione. L’illuminazione adattiva evita inutili sprechi di energia, perché la luminosità si assesta automaticamente in base alle condizioni, e grazie a questo sistema le lampade a LED riescono ad assicurare un risparmio tra il 20 e il 35%.

Una configurazione più semplice, in anello aperto, si basa invece sull’uso della cosidetta mezzanotte virtuale. Dopo un ciclo di accensioni gli alimentatori dei prodotti si tarano da sé in modo da diminuire il flusso luminoso per un periodo di tempo che inizia due ore prima della mezzanotte, per terminare tra le quattro e le sei ore dopo. In alcuni casi questo profilo è modificabile dall’utente per adattarlo alle reali esigenze illuminotecniche della strada.

Illuminazione strade. Approfondimento a cura del reparto progettazione Light Team:

Nel linguaggio comune menzioniamo diversi tipi di strade: di servizio, urbana, tangenziale, pedonale… per quanto riguarda la loro illuminazione esiste però nomenclatura precisa e una differenza tra «zone di studio» e «categorie illuminotecniche».

La normativa di riferimento in merito, la UNI 11248 del 2016, riporta una suddivisione in zone di studio, espressione con cui s’intendono quelle parti di strada che devono essere prese in considerazione per la progettazione dell’impianto d’illuminazione: a traffico veicolare, per dispositivi rallentatori, piste ciclabili, attraversamenti pedonali, eccetera.

Seguendo inoltre la classificazione del codice della strada, la norma definisce anche le diverse categorie illuminotecniche, nozione finalizzata a stabilire la classe illuminotecnica delle diverse zone del territorio comunale. Attraverso criteri quali limiti di velocità e localizzazione, la norma identifica differenti classi di strade quali: autostrade, strade extraurbane, strade urbane, strade locali, eccetera. Ai fini del progetto è cruciale stabilire la corretta categoria illuminotecnica perché la norma prevede che il flusso luminoso possa mutare al mutare delle fasce orarie o del traffico.

In questo quadro normativo particolarmente importante è la funzione del progettista che ha l’obbligo d’individuare zone di studio, categorie illuminotecniche e analizzarne i rischi: affìdati ai Lighting Solver di Light Team e i nostri esperti ti affiancheranno nello sviluppo dell’illuminazione pubblica.

La UNI 11248 è innovativa e lungimirante in quanto punta al risparmio energetico e alla riduzione dell’inquinamento luminoso: nell’applicare la norma il progettista interverrà quindi sull’illuminazione stradale in modo economicamente ottimale, garantendo una migliore conservazione dei corpi illuminanti e l’ottimizzazione energetica.

Una soluzione interessante è l’Adaptive Lighting, cioè l’illuminazione stradale adattiva. Attraverso l’installazione di sensori, questa permette di regolare il flusso luminoso emesso dai corpi illuminanti installati a seconda del traffico, alle condizioni meteo e/o all’orario di accensione. L’illuminazione adattiva evita inutili sprechi di energia, perché la luminosità si assesta automaticamente in base alle condizioni, e grazie a questo sistema le lampade a LED riescono ad assicurare un risparmio tra il 20 e il 35%.

Una configurazione più semplice, in anello aperto, si basa invece sull’uso della cosidetta mezzanotte virtuale. Dopo un ciclo di accensioni gli alimentatori dei prodotti si tarano da sé in modo da diminuire il flusso luminoso per un periodo di tempo che inizia due ore prima della mezzanotte, per terminare tra le quattro e le sei ore dopo. In alcuni casi questo profilo è modificabile dall’utente per adattarlo alle reali esigenze illuminotecniche della strada.

Tra i nuovi partner Light Team è lieta di annunciare Goccia Illuminazione che, dal 1977, realizza prodotti unici per l’illuminazione degli esterni.
La costante crescita concentrata sullo sviluppo di questo settore ha portato l’originariamente piccola attività industriale di Poncarale (BS) a espandersi su una superficie di capannoni e uffici di oltre 8.000 metri quadrati, e a realizzare prodotti Made in Italy commercializzati in tutto il mondo.

Tra i nuovi partner Light Team è lieta di annunciare Goccia Illuminazione che, dal 1977, realizza prodotti unici per l’illuminazione degli esterni.
La costante crescita concentrata sullo sviluppo di questo settore ha portato l’originariamente piccola attività industriale di Poncarale (BS) a espandersi su una superficie di capannoni e uffici di oltre 8.000 metri quadrati, e a realizzare prodotti Made in Italy commercializzati in tutto il mondo.